Ciro Raia, Storia di una rivoluzione: il 1799 a Napoli, martedì 12 a Sorrento.

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Storia di una rivoluzione: il 1799 a Napoli, oltre a essere un saggio storico, è un monito e un ricordo alle giovani generazioni al fine di preservare la memoria del passato e definire la propria identità politica e morale. Si tratta di un fine pedagogico che tenta di raggiungere il suo obbiettivo attraverso la narrazione di cause ed effetti che hanno generato gli eventi della breve vita della Rivoluzione partenopea del 1799. Attraverso una prima analisi sociale e storica della Napoli degli anni 1792-1799, si pongono le premesse per chiamare in causa i personaggi principali della storia della Rivoluzione Napoletana. Dalle pagine di Raia relative agli anni precedenti alla Repubblica Partenopea emerge il carattere di un evento storico prossimo e inevitabile a causa di continue azioni e reazioni suscitate dalle idee giacobine francesi tradotte a Napoli. Figure come il “Re Lazzaro” Ferdinando IV o la regina Maria Carolina d’Austria e il generale francese Championnet, campione delle idee rivoluzionarie francesi, diventano emblemi di pensiero che nella mente di intellettuali come Renato Serra o Eleonora De Fonseca Pimentel si scontrano, nella speranza di veder sfavillare il lume repubblicano. L’inizio della campagna napoleonica in Italia, l’attività dei circoli democratici d’ispirazione giacobina e rivoluzionaria e la fuga di Ferdinando IV, furono i presupposti che portarono, nel gennaio del 1799, alla proclamazione della Repubblica di Napoli. A capo della giunta rivoluzionaria c’erano i più noti intellettuali meridionali; la Costituzione fu elaborata da Mario Pagano. La Repubblica napoletana ebbe, però, vita breve e si dibatté tra difficoltà finanziarie e focolai insurrezionali fino a quando, nel mese di giugno, l’armata sanfedista si impossessò nuovamente della città, mettendo fine al governo repubblicano con una durissima repressione. Intessuto nel racconto è inoltre presente un elemento cardinale per comprendere quelli che erano gli umori portati dal vento rivoluzionario: la vox populi, sono infatti di frequente riportati versi che al tempo circolavano tra il vulgus e che aiutano a comprenderne l’orientamento. Nel 1799, nel Regno di Napoli, governano Ferdinando IV di Borbone e sua moglie Maria Carolina, l’uno con superficialità, l’altra con cattiveria. Non a caso si dirà che “il vero re è la regina”. Il popolo, specialmente nella città capitale del Regno, è morbosamente legato al re e accoglie, pertanto, con diffidenza le prime esperienze giacobine nate anche sull’onda della rivoluzione francese. Poi, con l’arrivo del generale francese Championnet prende forma l’idea della repubblica e si dà vita ad un governo, che dura in carica solo sei mesi. Presto, infatti, l’idea repubblicana affoga nel sangue della repressione e nell’odio covato dalla regina Maria Carolina contro ogni anelito di libertà. La Repubblica napoletana del 1799 è il racconto di uno spaccato di storia tra riformismo e utopia, tra passioni e speranze, tra cronaca e documentazione. E del racconto di sei mesi epici sono protagonisti lazzari ed intellettuali, preti e nobili, popolane e castellane. Insieme al Vesuvio, a San Gennaro e a Sant’Antonio, testimoni o protettori di tutti gli eventi. Fino al tragico epilogo di Piazza Mercato, luogo in cui Ferdinando IV, consuma la sua vendetta, mandando al patibolo Eleonora Pimentel Fonseca e Luisa Sanfelice, Fabrizio Ruffo e Francesco Mario Pagano, Vincenzo Russo, Gennaro Serra di Cassano, Michele Marino-’o pazzo – e Jean-Ètienne Championnet, insieme ad altri innumerevoli martiri, provocando “un’ecatombe, un macello di carne umana, che ha stupito il mondo civile e reso attonita e dolente tutta l’Italia”. Il merito di Ciro Raia è quello di rendere fruibile e piacevole il racconto di quei sei mesi senza stancare e annoiare i suoi lettori e ascoltatori, ma farli rivivere come in una realtà virtuale come si dice oggi, con una “scrittura a cerchi concentrici” come un sasso gettato nello stagno, situazioni che si dilatano, perché nel 1799 la vita procede a onde. La Rivoluzione partenopea è un “sogno”, e come tale va intesa nel suo senso etimologico: di breve durata, effimera, che pone i protagonisti in un mondo “altro”, un mondo ancora ideale che si scontra con la caotica realtà dei fatti. Un sogno a cui bisogna guardare per non essere vinti dall’ignoranza razzista e xenofoba che aleggia in Italia e sull’Europa.

Aniello Clemente

[1] [1] Cf. Ciro Raia, Storia di una rivoluzione: il 1799 a Napoli, (Lente d’ingrandimento), Guida Editore, Napoli 2019.

 

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